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Shepard Fairey-OBEY in mostra alla ONO Arte Contemporanea

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Alla Ono Arte Contemporanea la mostra dedicata a Shepard Faireym, detto anche Obey, uno dei più noti e influenti street artist contemporanei.

 

di redazione

BOLOGNA – Il suo nome divenne famoso nel 2008 quando realizzò il poster HOPE con il volto di Barack Obama per le elezioni presidenziali. Da allora Shepard Fairey, anche noto come OBEY, è uno dei più noti e influenti street artist contemporanei. A lui la galleria bolognese ONO Arte Contemporanea dedica una mostra ‘Shepard Fairey: OBEY’.
La rassegna prende il via oggi 21 gennaio alle 18:30 e sarà visitabile (ingresso gratuito) fino al 28 febbraio. Organizzata con il patrocinio del Comune di Bologna, in mostra 15 sue creazioni.

Artista, attivista, graphic designer e illustratore, Shepard Fairey raggiunge l’apice della notorietà nel 2008. Quando realizza il poster HOPE con il volto di Barack Obama per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti (poi acquistato dalla U.S, National Portrait Gallery).
Precedentemente, nel 2001, ha fondato il brand di abbigliamento OBEY che trova terreno fertile nella scena skate. È per lui un altro medium espressivo su cui far proseguire le sue poetiche e istanze politiche. Ciò lo consacra Hope Obama Obey Faireyulteriormente al grande pubblico facendolo uscire dalla nicchia della street art. I suoi abiti, riprendono ed iconicizzano gli elementi della sua arte. Il nome stesso del brand infatti proviene da una campagna che Fairey produsse nell’89: “Andrè the Giant Has a Posse”. Stickering propaganda, poi evoluta in “Obey Giant”, cresciuta grazie a una rete internazionale di collaboratori che hanno replicato i disegni originali, contribuendo a rendere le sue immagini virali. Gli adesivi secondo l’artista, “non hanno un significato specifico ma esistono per causare nelle persone una reazione”.
Atto di vandalismo o espressione artistica, dividono la critica ma si fanno strada nella cultura underground, di chiara ispirazione DIY e post-punk. Li utilizza come strumento per far sentire la sua voce. Spesso anche il proprio dissenso nei confronti della cultura mainstream, dalla quale però attinge stilemi e retoriche ben precise. Come lo slogan pubblicitario e la coazione a ripetere. Il suo lavoro, dichiaratamente ispirato alla fenomenologia in chiave heiddegeriana, viene spiegato nel manifesto del 1990. 

 

 

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