Cultura

Spazio A: ultimo appuntamento del ciclo Contaminazioni con Luca Molinari

The Balancing Barn MVRDV

All’ultimo appuntamento di architettura, che vede protagonista Luca Molinari, si affronterà sul piano dell’architettura il vasto tema delle tipologia abitative

 

di redazione

FIRENZE – Con l’ultimo appuntamento di architettura, che vede protagonista Luca Molinari nella conferenza “Le case che siamo“, titolo del suo ultimo libro, si chiude allo Spazio A di Firenze ‘Contaminazioni’. Il ciclo di incontri che nel corso dell’anno ha ospitato molti personaggi personaggi, come François Burkhardt e Adolfo Natalini, Francesci Gurrieri, Hans Kollhoff e tanti altri.
Come evidenzia il titolo, nell’incontro di questa sera, alle ore 18, si affronterà sul piano dell’architettura il vasto tema delle tipologia abitative.
Che cosa hanno in comune le casette dei Tre Porcellini e il Cabanon di Le Corbusier? E Casa Farnsworth – la casa trasparente – costruita da Mies van der Rohe per una donna molto amata e gli studi del Grande Fratello? La casa è ancora il primo bene che ci fa proprietari o il giovane sogno borghese è finito insieme al boom? Qual è la forma delle case nell’epoca della sharing economy e della riproducibilità architettonica imposta dalle emergenze di guerra e dalle migrazioni? Che cosa ha cambiato l’Ikea nel nostro modo di immaginare non solo lo spazio, ma la vita?
“Le case che siamo” dunque mette in gioco queste e altre questioni attorno al tema complesso della casa che, nelle parole di Luca Molinari, oggi “non è più solo un luogo definito ma è diventata un nuovo paesaggio, uno spazio pubblico in cui si realizzano le nevrosi e le idiosincrasie contemporanee” e un filtro “attraverso cui cercare di leggere frammenti possibili della nostra vita futura”. Gli otto capitoli centrali del libro sono altrettante narrazioni possibili sul tema, che raccontano la casa come “solida”, “dominante”, “sacra”, “trasparente”, “democratica”, “senza radici”, “invisibile”, e infine “la casa che sono”.
In un’epoca in cui “la questione dell’abitare rimane schiacciata tra i due poli opposti del social housing e dell’interior design”, stimolare una riflessione attiva sul tema della casa è più che mai necessario. “Ripartire dalla casa, dalla casa che noi siamo e che abitiamo distrattamente, comporta oggi ritornare ai gesti primari, ai simboli che si rinnovano, alle visioni che per millenni hanno dato valore ai nostri luoghi (…), recuperare quello che desideriamo ed esprimiamo ogni volta che abitiamo un luogo, che lo trasformiamo e condividiamo con altri”. “Acquisire consapevolezza e costruire un pensiero critico sulle tante case che siamo” è un punto di partenza fondamentale “per produrre visioni utili per i prossimi decenni”. 

Luca Molinari, critico, curatore e professore associato di Storia e Teoria dell’Architettura Contemporanea presso SUN, seconda Università degli Studi di Napoli, scrive come autore indipendente per numerose riviste e quotidiani, oltre a tenere la Cronaca di Architettura del settimanale L’Espresso. È membro del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici. Ha curato il Padiglione Italiano alla XII Mostra Internazionale di Architettura e le sezioni architettura e urbanistica della Triennale di Milano (2001-2004), oltre a una serie di mostre ed eventi dedicati alle trasformazioni urbane e alle mutevoli forme dell’abitare contemporaneo. Nel 2016 pubblica, Le case che siamo (ed. Nottetempo).

 

© Riproduzione riservata

About Author

Comment here

venti − 20 =