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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

La “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda è una lettura obbligatoria per tutti, piccoli e grandi. Ecco perchè…

 


di Antonella Furci


In questo periodo ho bisogno di “osare volare” anch’io, con la mente si intende e anche col cuore. Il mondo è ancora in preda alla pandemia da covid. Certo, siamo usciti dalla fase critica del 2020, ma attualmente siamo in una fase intermedia, una via di mezzo, senza sapere fino a quando.

 

La “peste nera” del 2020 ci ha privato dell’immensità umana di grandi personaggi il cui talento ha contribuito a rendere meno “liquida” la società moderna. Uno dei grandi della letteratura internazionale che ci ha lasciati è Luis Sepúlveda.
Dopo molti anni ho sentito il bisogno di riprendere in mano quella che è una delle sue eredità letterarie più straordinarie: la Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.

 

L’ho riletta con altri occhi, con maggiore maturità interiore e intellettiva e con la consapevolezza di come sia fatto il mondo umano, fin dove sia arrivato e fin dove sia capace di spingersi.
Credo che per chiunque, tornare a sfogliare le pagine di questo piccolo capolavoro letterario di Sepúlveda sia sempre una rivelazione.

 

Si individuano nuove sfumature, nuove chiavi di lettura che ci pongono nuovi interrogativi che invitano a riflettere e soprattutto a farci un’autocritica. Leggere e rileggere la Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, è come trovarsi tra le mani uno specchio in cui, non solo noi stessi, ma l’intera umanità si riflette.

 

Sepúlveda mette al vaglio l’essere umano attraverso l’intramontabile mezzo della favola. Perché la favola, che non è solo una lettura per bambini, non ha bisogno di tessere lunghe trame e decorare con dettagli descrittivi, la realtà così com’è. Non ha bisogno di sublimi giri di parole per infondere messaggi forti e decisamente educativi, rivolti non solo ai giovani lettori ma anche e soprattutto a quelli più adulti.

 

Leggere questo straordinario racconto significa imbattersi nelle fragilità oscure dell’essere umano, che tiene in mano le sorti del mondo ma che del mondo conosce e comprende ben poco.
Non è un caso se anche Luis Sepúlveda preferisce assegnare al mondo animale qualità come lealtà, sincerità, compassione, coerenza, coraggio e rispetto verso l’altro.

 

Qualità che nel racconto l’autore affida a Zorba, il bel gattone nero che si trova a fare una promessa più grande di lui a Kengah, la gabbiana sofferente a causa dell’avvelenamento per il riversamento di petrolio nei mari. Kengah prima di morire riesce a strappargli la promessa di covare l’uovo, di prendersi cura del pulcino e, cosa molto difficile, di insegnargli a volare.
Non senza difficoltà iniziali, Zorba rimane leale alla promessa che porta avanti grazie al sostegno dei suoi amici gatti, che lo aiutano seguendo la regola comune di solidarizzare tra loro.

 

Sono tanti i messaggi sociali e civili lasciati da Sepúlveda in questo racconto.
Tra tutti l’aspetto che emerge dirompente è il tema della diversità. Della capacità di provare rispetto per chi è diverso da noi, di entrare nel suo mondo per comprenderlo e aiutarlo nel bisogno, così come ha fatto Zorba e i suoi amici con Fortunata la gabbianella.

 

L’uomo invece è colui che distrugge, che provoca un continuo squilibrio nell’ambiente naturale e tra gli altri esseri viventi. Ma per arrivare al loro obiettivo, insegnare cioè alla gabbianella a volare, Zorba e i suoi amici avranno bisogno dell’umano. Sceglieranno però l’umano più sensibile emotivamente e intellettivamente, capace di comprenderli e avere rispetto di loro.
Unico spiraglio di speranza questo, che Sepúlveda ripone nel destino dell’umanità. 

 

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