Cultura

Torino: ecco la Carmen partenopea di Mario Martone

Debutta al Teatro Carignano di Torino una Carmen fuori dal tempo in versione mediterranea, idea originale del regista e direttore Mario Martone.

 

di Antonella Furci

TORINO – Dalla Spagna di fine ‘800 al suggestivo golfo partenopeo. Luoghi diversi e lontani, ma per storia e cultura molto vicini. Una vicinanza che viene ora scandita dalle note della lirica, quelle della famosa Carmen di Bizet. Nata dall’idea originale di Mario Martone, regista e direttore del Teatro Stabile di Torino. Un’idea la sua che non ha trovato ostacoli nell’essere portata in teatro. Né tanto meno si può pensare che li troverà nel cercare consenso tra il pubblico. Per quest’ultimo –  assicura il regista – “sarà una vera sorpresa”. Ma questo lo sapremo di qui a poco, perché proprio questa sera la sua nuova Carmen, più mediterranea, debutterà in prima assoluta al Teatro Carignano di Torino. Prodotta da Fondazione Tst e Teatro di Roma, rientra nel programma del Piccolo Teatro nel Semestre Expo e nella rassegna Expo in Città. Si tratta dunque di una Carmen un po’ fuori dal tempo, contemporanea e antica insieme. Ma soprattutto una Carmen partenopea, il cui legame con Napoli in qualche modo, e involontariamente, c’è sempre stato. D’altronde fu proprio qui, nel 1879, che avvenne la prima rappresentazione in Italia.

                           Scena della Carmen di Bizet per la regia dii Mario Martone. Foto © Teatro Stabile Torino

La Carmen di Martone affonda così le radici nel teatro popolare, quello che spazia dalla sceneggiata napoletana alla zarzuela ispanica. Quel teatro che avrà in sé tutto lo spirito di ciò che Martone definisce il “teatro popolare estremo”. In scena a rappresentare questa nuova Carmen, il cui nuovo riadattamento è nato da un testo di Enzo Moscato, si vedranno Iaia Forte e Roberto De Francesco.  Mentre a rielaborare le inconfondibili musiche di Bizet, dalla fossa orchestrale e non solo, sarà l’Orchestra Di Piazza Vittorio che porterà un po’ del suo spirito latino nelle classiche arie come il ‘toreador’. In tutto questo poi è normale che passi in secondo piano il fattore linguistico.
“Ci sono delle scene in cui il pubblico non capirà tutte le parole, – dice Martone – ma non è importante, il napoletano è una lingua così accesa e popolare che non importa se si perde qualche parola”. Sul palco il pubblico potrà dunque riconoscere la storia classica di Carmen e i suoi elementi tipici, “la vitalità, il buio, il destino tragico”, ma presentati in una veste nuova “in cui – dice il regista – riusciamo a trovare degli echi di oggi, degli echi di Scampia”. Ma non c’è solo Napoli, c’è anche un mondo mediterraneo e latino più vasto. “Quando ho chiesto a Moscato di scrivere una Carmen – racconta Martone – gli ho chiesto di farlo come se fosse una sceneggiata e di guardare non solo a Bizet, ma anche a Viviani e Merimee”. “Ho scelto Napoli perché luogo di incroci dove il senso dell’esistenza ha un fondo misterioso e dove si vede un lampo di vita – conclude Martone – nel fondo della tragedia. Cos’è Carmen se non questo?”

Immagine d’apertura: una scena della Carmen di Bizet
per la regia di Mario Martone.

Foto © Teatro Stabile di Torino 

 

 

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