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Tra crisi, furti d’opere e teatri in sciopero un 2015 ‘nero’ per il settore artistico italiano

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di Antonella Furci

Martedì 29 dicembre 2015

Tra conti in rosso, furti d’opere e teatri in sciopero si può dire che il 2015 è stato un anno ‘nero’ per l’arte italiana.

Teatro alla Scala 6115083091 619dee8d62 o copy MITO FESTIVAL 2 7e0e06Nonostante la riforma Franceschini, (Art bonus, 500 nuove assunzioni, nuovo organigramma e divisione museale, card per i giovani, ecc) le difficoltà generali nell’ambiente artistico italiano sono state (e sono) più che tangibili. La crisi ha colpito tutti, dai teatri ai musei, dall’archeologia al cinema, con sempre meno risorse a loro disposizione. Anzi, proprio negli ultimi mesi sono venuti a galla una serie di problemi.

In crisi
infatti si presentano al nuovo anno anche i grandi teatri. Gli ultimi casi hanno visto protagonisti la Fondazione dell’Arena di Verona e il Teatro alla Scala, minacciati dalla scure di licenziamenti del personale artistico. A novembre fu infatti lo sciopero proclamato dai sindacati a far saltare alla Scala la prima di ‘Histoire de Manon’ con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova.
Anche se l’aria più pesante si respira all’Arena di Verona, dove il 13 novembre il personale ha proclamato l’assemblea permanente. La protesta era nata dalla presentazione di una bozza del prossimo piano industriale che prevede una riduzione della produzione, un contenimento dei costi degli aggiunti e del personale artistico, la cancellazione degli integrativi dal 2016 con una decurtazione di circa il 30% sugli stipendi dei lavoratori, l’esternalizzazione del corpo di ballo e la chiusura dei laboratori di scenografia con assorbimento del personale aggiunto in Arena.
Il motivo di misure così drastiche è un buco di bilancio pari a circa 30 milioni di euro, dovuto a debiti accumulati negli anni e a bilanci negativi collezionati nell’ultimo triennio. Uno dei tanti casi questo di come le finanze degli enti pubblici vengono gestiti: troppo sperpero?


Ma è il settore artistico e museale che fa preoccupare un po’ di più, essendo evidente lo stato di vulnerabilità in cui versa, nonostante le grandi mostre, biennali, ecc. 130508 Home Musei italiani
Ricordate il caso di Venezia nel mese di ottobre? Quando scoppiò la polemica in seguito alle ‘minacce’ del sindaco Luigi Brugnaro che disse che “potrebbe essere costretto a vendere la Giuditta II di Klimt e il Rabbino di Vitebsk di Chagall per risanare i conti del Comune? Poi tutto si calmò, anche se i conti in rosso rimangono. Neanche il tempo di riprendersi dalla notizia, che ecco qualche settimana dopo l’eclatante furto al museo Civico di Verona di 17 opere, tra cui dipinti di Tintoretto, Rubens e Mantegna. Al momento del furto, cosa molto strana, c’erano una sola guardia e un’addetta alla biglietteria ( e il resto del personale?) e il sistema d’allarme non era attivato (come mai?). Le indagini serrate sono ancora in corso, ma chissà in quale parte del mondo saranno ora questi tesori italiani!


E se alcuni musei sono in pieno splendore, molti altri rimangono nell’ombra chiedendo attenzione in termini di valorizzazione e pianificazione. Per non parlare delle tante aree archeologiche, soprattutto al sud, che aspettano di essere scoperte e tutelate, visto anche l’esagerato numero di scavi clandestini che immettono sul mercato nero internazionale reperti preziosi, spogliandoci di importanti tesori dell’antichità.

Alla luce dei fatti la nostra nazione, nonostante il suo primato di Paese dell’arte, dimostra di essere ancora ben lontana dalla piena consapevolezza di inserire nel piano di sviluppo l’infinito patrimonio artistico. La cui importanza a questo punto va ben oltre la sola crescita culturale. Il binomio arte+turismo= turismo culturale va valutato e in una visione unitaria (per la prima volta) dal nord al sud e non puntando solo sulle solite città d’arte. La bellezza dell’Italia sta nella pluralità e diversità delle sue regioni e delle sue città, ognuna delle quali ha tanto da far scoprire.

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