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Trump, la batosta del Mainstream e della ‘Cultura dei principi distorti’

campagna elettorale trump clinton 341

di Antonella Furci

pubblicato domenica 13 novembre 2016 –

La forte reazione all’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti è quanto di più avvilente ci possa essere per chi crede nei reali principi della democrazia e auspica a un’informazione onesta e attendibile.

campagna elettorale trump clinton 341Le isterie psicotiche di chi preferiva la Clinton, così come il tartassamento mediatico del mainstream giornalistico che con toni sicuri preannuncia, tra cataclismi e ironie denigratorie, l’arrivo di gravi problemi, è alquanto di più sconcertante per chi desidera un ritorno a un equilibrio sociale e mondiale. Sono tutte azioni queste frutto del degenerato modo di ragionare degli “artefici della democrazia moderna”. Di quelli che dietro a questa ‘cultura moderna e democratica’ traggono benefici, a dispetto di milioni e milioni di persone di cui nel frattempo si era pensato bene di assopirne le menti grazie al lavoro dei media.
Il declino generale cui assistiamo è iniziato con il passaggio anni fa dal capitalismo produttivo al capitalismo finanziario, che è riuscito a impossessarsi delle politiche governative, a poco a poco private di autonomie decisionali, e di cui la crisi sistemica di oggi ne è una conseguenza.
La situazione dei paesi ‘democratici’ occidentali ha iniziato a prendere la discesa già da allora. E su tutti i fronti: sul piano politico, con la degenerazione dei sistemi partitici e dei suoi valori; sul piano economico, con la grave diminuzione delle capacità produttive e con un mercato libero sempre più selvaggio; sul piano sociale, con un aumento dello squilibrio tra le varie categorie; ed anche e soprattutto sul piano culturale, sempre più offuscato da nuovi modelli concettuali e schemi ideologici emergenti basati sulla distorsione della realtà al comando di forti interessi.
Si è andata affermando una particolare ‘cultura’ che non trova una reale definizione precisa, ma che molti indicano come ‘radical chic’ o di ‘democrazia al contrario‘. Comunque sia alla luce dei fatti, è evidente che è un modus vivendi plasmato secondo i dettami dell’establishment (i poteri forti) che attraverso questo ‘modello culturale’ ha saputo darsi legittimità. In particolare acquisendo il controllo della maggioranza del settore della stampa, il mainstream attuale. Con l’evoluzione dei media, tv e web, e l’avanzare del giornalismo di opinione, il suo obiettivo di influenzare maggiori fette della società civile ha preso sempre più piede, fino ad estremizzarsi. Tutto questo costituisce le fondamenta principali su cui poggia l’azione politica dell’attuale sistema di potere che domina l’America, l’Europa e tutto l’Occidente, e questo grazie all’avallo del suo numeroso esercito di editori, giornalisti e intellettuali.

Ma adesso, la vittoria di Trump ha messo fortemente indiscussione tutto. Il Trump che si era dato in pasto alla stampa con alcune sue cadute di stile e che comunque del suo operato politico non si può ancora pronosticare nulla. Solo sperare. Anche se conviene a noi europei e resto del mondo rimanere lo stesso con i piedi per terra, perchè si tratta pur sempre di Usa e la loro politica estera la conosciamo bene. Ed è comunque troppo presto per dire chi avrà la meglio tra le forze contrapposte. Se lo spregiudicato potere finanziario che ha portato a uno disorientamento sociale e a un pericoloso squilibrio dell’ordine mondiale, voluto dall’establishment che la Clinton direttamente rappresentava, o il capitalismo della produttività reale – di cui si pensa faccia parte Trump – che ha l’interesse di portare l’Occidente fuori dalla crisi sistemica. Perché di tutta questa seria vicenda una cosa importante affiora. e cioè che a giocarsi i ruoli geopolitici, insieme alle emergenti potenze mondiali, sono le forze economiche contrapposte. Di strada da fare verso a un nuovo ordine mondiale e sociale ce n’è tanta. E lo dimostrano le proteste e la spregiudicata attività mediatica, che continua con i suoi ‘depistamenti’ informativi. Perciò auspicare a un miglioramento della situazione significa lottare contro qualcosa di più profondo, difficile da sradicare. Perchè la vera battaglia – portata avanti solo da alcuni veri giornalisti – è rivolta contro questo modo contorto di concepire il contesto socio-politico attuale, che molte vittime del ‘plagio dei media’ hanno acquisito.
Si tratta infatti del pericoloso sopravvento della ‘cultura della menzogna‘. Di quella che basa i parametri di ragionamento e giudizio su preconcetti ideologici spacciati per verità, e peggio ancora per principi. Quella cultura elitaria e autoreferenziale, del politically correct (politicamente corretto), della distorsione della verità dei fatti a uso e consumo proprio. Quella che parla di diritti civili e di “democrazia d’asporto”, e non fa niente se con tanto di bombardamenti e crimi di guerra. É la pericolosa e degenerata cultura del popolo della “democrazia moderna”, dei benpensanti che ‘hanno sempre ragione’. E guai a pensare e agire diversamente. La loro aggressiva opposizione sarà più che garantita, grazie anche e soprattutto al “buon lavoro” dei mezzi d’informazione, che nel frattempo si sono autoproclamati “guide spirituali” della società. Il loro modus operandi lo abbiamo visto prima e lo stiamo vedendo adesso che il “nemico numero uno” della civiltà americana e occidentale ha vinto. Nessuno del mainstream e nemmeno il loro popolo dei democratici, della ‘sinistra’ (fittizia), dell’elite e degli intellettuali hanno fatto un passo indietro, accettando la libera decisione della maggioranza della popolazione americana. Quella popolazione poi che molte testate hanno osato definire “ignorante”, che “non ha una laurea e vota per istinto”. Quel popolo (che è la maggioranza) a cui addirittura – secondo alcune menti ‘illustri’ – dovrebbero togliere il diritto di voto, e quindi il suffragio universale. Toh! I rappresentanti della democrazia che quando non gli conviene la eliminano!

Non cedono di un millimetro – tranne i voltagabbana – i maggiori professionisti del giornalismo che non danno alcun segno di voler riflette sul perchè della loro sonora sconfitta. Continuano imperterriti nei loro denigramenti, omissioni e falsità. Continuano a fomentare e inventare ‘nemici’, i quali comunque e nonostante tutto acquisiscono sempre più consensi. Vale per Trump, così come per il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ‘reo’ di aver risollevato la sua nazione tornata in auge sulla scena delle potenze mondiali. E vale per molte altre nazioni, compresa l’Italia. Ma possibile che l’esercito del mainstream non vede il grave danno che fa alla società nel privarla del diritto di sapere la verità e di formarsi una giusta opinione?
Questo purtroppo è il risultato della cultura della democrazia degenerata. Che non arriva addirittura a pensare che è antidemocratico non accettare le scelte della maggioranza dei cittadini. Di quei milioni di persone che avvilenti articoli hanno definito ‘mediocri’. Ma che altro non sono che quel numeroso popolo dei lavoratori precari, degli operai, dei disoccupati, di tutte quelle persone (e sono davvero tante) che pagano a spese proprie le conseguenze della crisi sistemica e delle spregiudicate e impopolari scelte politiche. È il popolo che i buontemponi dei diritti moderni non vogliono ascoltare aprendo un confronto.
Anche se dovrebbero ascoltare perchè è quel numeroso popolo che gli ha dato un clamoroso schiaffone e una sonora lezione. Perchè è quella maggioranza di persone che insegna loro, alle menti dai contorti valori moderni e democratici, tra l’altro vere vittime della propagandata dei poteri che li abbindolano, a rendersi liberi da congetture e ideologie falsificate. A giudicare dai fatti e non dalle parole. E in particolare a intuire il vero nemico nonostante i lavaggi del cervello da parte della grande stampa. Sono quelle ‘semplici’ menti inoltre che hanno decretato che il mainstream non solo ha perso ma si è pure autoannullato.

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