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Viaggio nella Cuba post Castro: cambiamenti ma futuro incerto

Cuba Castro
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di Jean Luc Dutuel

Roma, mercoledì 14 dicembre 2016 – 

( Cuba 1-6 dicembre 2016)
Santiago de Cuba. Poche miglia ci separano dalla punta estrema meridionale dell’isola, molto vicini alla base di Guantanamo. Nel piccolo cimitero di S. Efigenia, vicino alla tomba del primero eroe de la Revolucion, quel Josè Marti Perez, che ha ottenuto l’indipendenza anche se provvisoria dalla Spagna nel 1894, è stato appena sepolto Fidel Castro Ruz.

Cuba CastroI giornali capitalisti occidentali non hanno dato nessun risalto ai funerali. Hanno parlato della morte, poi è tutto finito nell’arco di 24 ore. « Di solito quando muore un vostro leader ne parlate per settimane. Ai funerali erano presenti quasi tutti capi di Stato dell’ America Latina, solo Russia e Francia hanno inviato due delegati ». A parlare è Osmany, un giovane ragazzo alto e dagli occhi penetranti. E’ un giovane docente del prestigioso Collegio San Geronimo de La Habana. Specializzato in urbanistica e recupero del patrimonio culturale del Paese. Anche il San Geronimo ha dovuto affrontare la crisi dell’embargo, “el Bloqueo”, quando si è inasprita nel periodo 1989- ‘92, durante la presidenza di Bush Senior, con il Cuban Democracy Act. I migliori insegnanti sono espatriati in altri Paesi sud e centro americani e sono state “offerte” cattedre universitarie ai giovani laureandi per sopperire all’emorragia intellettuale. Osmany è figlio di questa “Nueva Hola” che ha chiaramente abbassato la qualità del livello d’istruzione, fino a quel momento il migliore di tutto il Centro e Sud America.
Tornando verso la capitale si fa tappa a Sancti Spiritus, splendida cittadina situata nel pieno centro del Paese, una delle “villas” più antiche, dove vari stili architettonici, dal barocco al neo classico, al neo coloniale confluiscono in perfetta armonia facendone un vero e proprio gioiello del caribe. « Qui io ho delle Buick, Chevrolet, Mustang, Pontiac degli anni ’50 e ’60 ma anche Lada, Dacia, Skoda degli anni ’70, qui venivano molti delegati dei consolati russi e le lasciavano in dono, in cambio dell’ alleanza politica ed economica. Avere un alleato comunista a poche miglia da Miami, ma ci pensate? ». A parlare questa volta è Yosenki, uno dei pochi (ma stanno aumentando) concessionari di auto, per ora usate, dell’isola. « Ai turisti è vietato comprare auto. I residenti stranieri hanno sempre comprato auto, ma anche i cubani stessi ora iniziano a comprarne, probabilmente con il denaro che ricevono come “ayuda familiar” dagli Usa che effettua un percorso tortuoso attraverso paesi europei o sudamericani. Saremo una ventina in tutta l’isola e stiamo aumentando. Basta trovare i pezzi di ricambio e avete delle auto usate che valgono dieci volte quelle nuove. Ho anche la Giulia dell’Alfa Romeo, dono del PCI italiano al governo cubano negli anni ’70 ». 

Finalmente arriviamo all’Habana dove ancora continuano le manifestazioni organizzate per le esequie di Fidel. « Non saremo mai come l’occidente capitalista ». Esordisce invece la signora Idalmis, insegnante presso un liceo, e mentre parla sua figlia adolescente invia messaggi con uno smartphone asiatico di ultima generazione. « Sappiamo tutto di quello che accade, del crollo bancario e di come i governi lo stanno risanando a spese dei piccoli risparmiatori. Una vergogna!». Omar, un ragazzo ancora minorenne, racconta invece che « molti giovani ormai vanno al Barrio Chino, uno dei quartieri del centro cittadino dove i cinesi vendono smartphone di tutti i tipi, ovviamente a prezzi molto bassi. Il governo da qualche anno consente nelle scuole e biblioteche l’uso di internet. Il cellulare è tollerato solo all’esterno in apposite aree wi-fi. Ce ne sono poche ma stanno aumentando ». Rimane sottinteso che molti siti sono controllati e google e youtube assolutamente vietati.
« Io credo che Raul saprà ancora portare il paese verso la modernità e continuare l’opera di Fidel » afferma invece Marlenis, un’anziana signora, infermiera presso El Ciren, ospedale neurologico – sembra superfluo dirlo – tra i migliori in tutto il continente. Vicino a lei sua figlia Yumilka, una bella ragazza sui vent’anni, che sembra imbarazzata di quello che sta dicendo la madre. Ha l’atteggiamento annoiato e arrogante, tipico di una buona parte della gioventù occidentale. « Vogliamo internet, vogliamo google, whatsapp come i ragazzi americani, asiatici, europei. Sappiamo che non cambiano la vita ma sono utili per comunicare nel mondo di oggi e per rimanere sempre aggiornati » afferma in modo risoluto la ragazza. La madre la guarda con uno sguardo tagliente. I giovani cercano maggior tecnologia ma la tecnologia è al servizio del capitale. Aggiungiamo che l’ istruzione non è quella di un tempo, i valori del comunismo sono in crisi, la rivoluzione è lontana e ora anche il simbolo Fidel è morto.
E’ difficile prevedere che linea politica intraprenderà Raul e la Junta con cui divide il potere, anche perché la storica visita di Obama ha riavvicinato il nemico. La soluzione meno drastica potrebbe essere la via cinese. Un capitalismo moderato controllato dallo Stato. Rimane il dubbio però che, essendo stata l’isola per 60 anni il parco divertimenti yankees, con bordelli, casinò, happy hour, shopping center, difficilmente il “new deal” trumpista si accontenterà di un compromesso poco remunerativo per le imprese, puntando decisamente a prendere l’intera posta. A quel punto saranno le nuove generazioni l’ago della bilancia. Dallo sguardo di Yumilka non si prospetta nulla di buono.

 

 

Foto: images google

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